SESSIONE ORDINARIA 2003

(Seconda parte)

ATTI

della quindicesima seduta

Giovedì 3 aprile 2003 - ore 15

ADDENDUM

DISCORSI IN ITALIANO NON PRONUNCIATI


            DE ZULUETA. Non doveva andare così. In queste ore, mentre noi parliamo, piovono sull’Iraq missili, bombe e munizioni di ogni genere, anche - come si è detto - all’uranio impoverito. Inevitabilmente, per quanto precise possano essere queste armi, ogni giorno cresce il numero delle vittime innocenti di questo conflitto.

            Doveva essere una vittoria veloce, quasi istantanea. Sembra incredibile ma pare che i comandi militari della coalizione in guerra non abbiano previsto la possibilità di una resistenza diffusa. Di certo, la loro leadership politica non ha voluto tenere conto dei corposi argomenti di chi - anche con cognizione di causa perché spesso parlava della propria casa, della propria opinione pubblica - ha sconsigliato questa guerra. Scatenata con la scusa della lotta al terrorismo, il conflitto in atto sta facendo crescere di ora in ora la rabbia ed il risentimento di vasti strati dell’opinione pubblica in tutto il mondo islamico, ma anche altrove; una rabbia che sta spingendo sempre più uomini nelle file delle organizzazioni terroristiche.

            Ancor più grave è il fatto che non esiste uno straccio di prova per dimostrare i legami tra il regime di Saddam Hussein e i terroristi di Al Quaeda.

            Altra cosa sono le armi di distruzione di massa, in particolare le armi chimiche che Saddam Hussein ha già utilizzato contro la sua popolazione. Gli ispettori delle Nazioni Unite stavano raggiungendo, secondo i loro ultimi rapporti, buoni risultati su questo fronte. Il loro lavoro, portato a termine, avrebbe potuto costituire uno straordinario precedente: il disarmo effettivo di un esercito pericoloso con mezzi pacifici. Il rapporto del nostro relatore giustamente ricorda, come aveva già fatto il Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che gli ispettori dell’ONU hanno distrutto più armi di quante ne abbiano eliminate tutti i bombardamenti del 1991.

            Erano e sono tanti i motivi d’opportunità per sconsigliare questa guerra ma ad escluderla vi erano e vi sono imperativi morali e di legalità. Ricordiamo che l’Assemblea ha già escluso la possibilità del ricorso alla forza, senza una nuova e precisa autorizzazione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

            Nel rapporto, il relatore opportunamente chiede che si fermi la guerra e che si torni lì, in quella sede, per cercare una soluzione ed una ricomposizione.

            È stato obiettato che questa richiesta ci pone di fronte ad un dilemma: far tacere le armi oggi regalerebbe a Saddam Hussein un’immeritata vittoria morale.

            Onorevoli colleghi, non è così: è la guerra che regala a Saddam questa immeritata vittoria morale. In queste ore appare impropriamente quasi un eroe, un Davide di fronte ad un Golia americano. Nel momento in cui si fermeranno le bombe apparirà quello che è: il sanguinoso dittatore di un Paese dove anche i posti di polizia sono forniti di ganci da macelleria per appendere i corpi di uomini e donne.

            Scatenando questa loro prima guerra “preventiva” gli Stati Uniti hanno inaugurato la stagione di un nuovo disordine mondiale con un effetto immediato: è già in atto una corsa al riarmo da parte di quegli Stati bollati come “canaglie”, di cui apertamente si parla come prossimi bersagli.

            Opponendoci ed approvando una risoluzione inequivocabile potremmo dimostrare che, mentre i governi europei sono sfortunatamente divisi, i loro eletti hanno trovato la forza di dare voce ad una opinione pubblica europea unita contro la guerra.