SESSIONE ORDINARIA 2003

(Quarta parte)

ATTI

della trentunesima seduta

Mercoledì 1 ottobre 2003 - ore 15

DISCORSI PRONUNCIATI IN ITALIANO


GIOVANNI CREMA

Signor Presidente e cari colleghi, mi sia consentito prima di tutto di rivolgere a nome della Commissione ambiente, agricoltura e questioni territoriali, le più vive congratulazioni all’on. Caccia che ci ha presentato un rapporto esauriente, nonché interessantissimo. D’altronde la sua esperienza, la sua competenza e la sua passione per le problematiche legate allo sviluppo sostenibile sono ben note ed apprezzate da tutti noi.

La Commissione non può quindi che esprimere la sua soddisfazione costatando che il relatore della commissione economica ha scelto quest’anno di dedicare la parte più importante della sua relazione ai problemi di sviluppo sostenibile, e aderire a quanto conclude il relatore nella risoluzione.

Il suo lavoro è tanto più importante e significativo che, come è stato giustamente già sottolineato anche in Commissione, si tratta di una novità assoluta per l’Assemblea Parlamentare, dato che è il primo rapporto presentato da un relatore di un paese non europeo, anche se di lontane origini italiane.

Il rapporto dell’on. Caccia descrive anche con grande pertinenza la situazione e le prospettive dell’economia mondiale e tira giustamente il campanello d’allarme a proposito dei deboli tassi di crescita. Ma a proposito di questa crescita, componente dello sviluppo sostenibile ed equilibrato, vorrei fare due osservazioni.

La prima è che i tassi riportati nel rapporto, pur bassi che siano, lo sarebbero ancora di più se le spese correlate all’industria della difesa non fossero incluse. E questo non può non farci riflettere.

La seconda osservazione è una domanda. E’ opportuno mirare ad una crescita massimale su un lungo periodo? E’ veramente possibile, soprattutto in modo sostenibile, gestire una tale crescita? Penso ad un esempio che ritengo sia un fatto indicativo: negli Stati Uniti ormai, gli operai sono impiegati a mezza giornata secondo il lavoro da fare al momento ed in modo che il datore di lavoro non abbia oneri non retribuiti direttamente dalla produzione. Non penso che questa tendenza sia un indice positivo del quadro socio-economico di un paese, e contribuisca in un qualche modo allo sviluppo sostenibile.

Ed è certamente dovuto a questo genere di pratiche che una differenza importante si sta scavando fra gli Stati Uniti ed i paesi europei per quanto riguarda la lotta contro la povertà e lo stato sociale.

Non dobbiamo illuderci a questo proposito e nasconderci la realtà come europei: l’Unione Europea spende ben sette volte di più per sovvenzionare l’agricoltura che per lottare contro la povertà. Eppure, questo sforzo rimane ancora di gran lunga superiore a quello fornito dagli Stati Uniti che, nella loro posizione di prima potenza economica, dovrebbero sentirsi spronati ad intensificare i loro sforzi in questo campo.

Per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile, vorrei fare prima di tutto un’osservazione sul Protocollo di Kyoto, non ancora in vigore oggi.

L’attitudine contraria dell’amministrazione del Presidente Bush ha ostacolato l’applicazione di provvedimenti che erano stati –mi sia permesso di ricordarlo con forza- definiti urgenti alla Conferenza di Rio, ben dieci anni fa.

Il Protocollo di Kyoto è il risultato di anni di lavoro, di negoziati, di sforzi rivolti ad organizzare una cooperazione efficace che ci permetta di salvaguardare le risorse del nostro Pianeta.

Malgrado ciò, oggi non possiamo che rammaricarci di vedere da una parte gli Stati Uniti continuare a compromettere il futuro del pianeta perché volti solo a non ostacolare minimamente lo sviluppo industriale; e dall’altra parte la Russia che tergiversa nella ratifica del Protocollo la cui entrata in vigore dipende esclusivamente da questa ratifica. Le ultime affermazioni del Presidente Putin e anche i tocchi di  goliardia non aiutano a rassenerare  le nostre serie preoccupazioni.

E’ nostro dovere dunque moltiplicare gli sforzi a tutti i livelli ed intensificare il dialogo con questi Paesi al fine di convincerli della necessità di agire all’altezza della loro responsabilità. La comunità internazionale si trova davanti a sfide importanti in materia d’ambiente: sono qui di fronte a noi, i cambiamenti climatici ma anche i problemi vitali dell’acqua potabile, delle politiche energetiche, delle risorse forestali.

Su quest’ultimo punto, vorrei salutare la competenza e l’esperienza del Canada in materia. Grazie d’altronde all’ on. Caccia, la nostra Commissione ha avuto modo di farne l’esperienza al momento della preparazione della relazione sulla politica forestale del Canada e la cooperazione internazionale. Ne abbiamo tratto la convinzione dell’utilità di incoraggiare la cooperazione in questo campo, e questo anche a livello parlamentare. Ritengo che questo tema meriterebbe ulteriori sviluppi.

Vorrei concludere con un’osservazione sulla definizione di sviluppo sostenibile ripresa al paragrafo dodici del progetto di risoluzione. Pur aderendo totalmente al concetto portato avanti dalla Commissione Brundtland, la nostra Commissione è del parere che sarebbe utile pensare ad adottare una definizione più semplice, e anche meno poetica forse, che permetterebbe –soprattutto a noi eletti- di trasmettere questo concetto in modo più semplice e più comprensibile, insomma più pragmatico al cittadino Potremmo così portare avanti più facilmente e soprattutto in modo più efficace un’azione di sensibilizzazione.

Ho terminato e vi ringrazio per la vostra attenzione.